Una breve biografia...
Ho scelto cosa avrei voluto essere e cosa avrei voluto fare prima di finire il liceo scientifico. Quando al quinto anno mi ritrovai a dover presentare la domanda all’università, e allora mi accorsi che avevo tanti dubbi: tante possibilità, tante speranze, tante strade. Ma il bivio era già arrivato e allora ho imboccato la via che mi ha condotto fino a oggi. Ho scelto la facoltà di Scienza Politiche di Cagliari. E quando nel febbraio 2006, a 23 anni, mi sono laureato non mi sono mai pentito della scelta, e non ho mai avuto intenzione di scendere dal treno in corsa durante gli studi. Niente specialistica: ciò che volevo era avere una cultura generale, quella che molti definiscono “Un po’ di tutto” e altri sostengono “Un po’ di niente”. Io sono con quelli della prima teoria. O almeno, sulla mia pelle ha funzionato il fatto che ho arricchito il mio bagaglio in tutti settori della vita, dal diritto all’economia, dalla storia alla filosofia, passando per la statistica e la sociologia. Non ho fatto la specialistica perché non era ciò che volevo: non mi sono mai iscritto al partito di chi sta all’università per rinviare di crescere e non confrontarsi con la realtà.
L’università è stato uno strumento, così l’ho intesa e così l’ho utilizzata. Una specializzazione poi nell’ambito delle Relazioni internazionali men che meno: se pure l’avessi fatta non sarebbe stato a Cagliari, perché quella strada non la si percorre in un’Isola. Ma siccome non avevo (e non ho tutt’ora) intenzione di lasciare la mia amata Terra, salvo svolte particolari proprio in ambito lavorativo, non aveva senso proseguire. Prima però avevo arricchito la mia conoscenza con gli studi dell’ultimo anno, appunto internazionali, aprendo gli occhi sul mondo musulmano, sui paesi asiatici (su cui ho fatto la mia tesi, incentrata su Singapore, una finestra sull’economia, la politica e la società del Sud Est asiatico) e sull’Africa.
In parallelo all’università ho iniziato il mio cammino da giornalista. Perché questo è ciò che sono. Addetto stampa, responsabile comunicazione e altri ruoli si imparano, giornalisti lo si è dentro. Questa è stata la mia specializzazione, ottenuta prima della laurea, nel marzo 2005, con l’iscrizione all’Ordine nazionale dei giornalisti, elenco pubblicisti. Tutto cominciò nel 2001, quasi per caso. Quando entrai a far parte dell’associazione culturale i Sardi e grazie alla testata giornalistica on line iniziai la mia palestra. Che con effetto domino, mi ha portato poi ha fare tante esperienze, sempre più grandi, ma purtroppo mai definitive: quotidiani on line, cartacei, settimanali, mensili, siti internet. Esperienze che fanno crescere, che hanno dato o danno tutt’ora la possibilità di avere quella famosa indipendenza economica da mamma e papà, ma che non ti danno quella sicurezza da ipotizzare un futuro “in proprio”, in una casa autonoma, e con uno stipendio minimo per non chiedere soldi a nessuno.
L’esperienza più importante, nata per caso, ancora in vita (con la speranza che non muoia mai) è quella con il Comitato Regionale della Fit, per cui curo il sito internet www.fitsardegna.com. Forse quel biglietto da visita vale più di tante parole, perché riassume ciò che so fare, a cominciare dallo scrivere, in maniera continuativa e massiccia ogni giorno, curare la veste grafica, le foto, e le nuove iniziative telematiche. Ma ci sono altre cose che so fare o che mi piacerebbe fare, a cominciare dai rapporti con il pubblico, con ogni tipo di utente che si può incontrare in una società, impresa o azienda o ente che sia. Comunicare, ecco questo forse è ciò che so fare di più. Affiancato ad una buona dose di egocentrismo, faccia tosta e capacità di adattamento alle situazioni.
Per meglio inquadrare la mia persona ecco infine ciò che occupa il mio tempo libero, ma è qualcosa di più di un hobby: sono un arbitro di tennis. Sono “salito sul seggiolone” nel 2001 e non sono ancora sceso. Anzi. Nel frattempo mi sono tolto tante soddisfazioni arbitrando fino alla serie A1 e ai tornei internazionali. Il massimo è stato fare il giudice di linea agli internazionali di Roma al Foro italico e stare in campo con i più grandi campioni, a cominciare dal numero uno assoluto, Roger Federer. Un’esperienza indimenticabile sia come arbitro che come giornalista visto che ho avuto modo di fare la conoscenza di un pilastro del giornalismo sportivo, Rino Tommasi.
Ma quell’effetto domino cominciato nel 2001 forse si è esaurito, o almeno si è fermato. Così sono io che cerco qualcosa, e ciò che chiedo a te che leggi queste righe e visiti il mio sito è una possibilità: di dimostrare ciò che so fare, ciò che mi piace fare, nell’ambiente da cui provengo e in cui posso dare il meglio di me.
Sono Lazzaro, e sono un giornalista.
